Restrepia A questo genere appartengono dei veri gioielli botanici, originarie del’America tropicale, dal Messico alla Bolivia, ma la maggior parte si trova in Colombia, fioriscono soprattutto in primavera, ma non è raro avere fiori anche nelle altre stagioni; sono parenti stretti delle Pleurothallis.
Sono piante miniatura, ogni nuova foglia può produrre in successione da 1 a 10 fiori e anche dei keiki, i fiori hanno la caratteristica di avere i sepali laterali parzialmente o totalmente saldati assieme formando il sinsepalo che è la parte più vistosa del fiore, i petali sono sottili e terminano a goccia così che sembrano le antenne di un insetto, il labello è piccolo ed è appena sospeso sul sinsepalo di cui ripete quasi sempre disegno e colori, il tutto ha un aspetto molto particolare.
Restrepia sanguinea
La prima Restrepia fu scoperta in Perù dai botanici spagnoli Ruitz e Pavon* nel 1779 che però non le diedero un nome, nel 1816 in Colombia fu poi descritta la Restrepia antennifera da Humboldt che gli diede questo nome in onore dello storico colombiano J.M. Restrepo (1782-1863).
Nel 1800 i cacciatori di orchidee spedivano le piante ai loro committenti in vari paesi europei dove venivano descritte da botanici locali e poiché i botanici non comunicavano molto tra loro accadeva che la stessa specie veniva descritta con nomi diversi dai diversi botanici questo ha creato una gran confusione che dura ancora oggi.
Carlyle A. Luer ha impiegato 10 anni per mettere ordine revisionando il genere e facendo piazza pulita di tutti i vecchi nomi e sinonimi e rinominando numerose specie finchè nel 1996 stabilì 51 specie alcune molto variabili in forma e dimensione a causa della vasta distribuzione geografica.
Come altre orchidee di montagna amano una leggera ventilazione e soffrono l’aria stagnante, inoltre poiché in natura le loro radici affondano nel muschio non devono mai asciugare troppo.
Sono piante fiorifere e di grande soddisfazione purchè si possa fornire loro un ambiente fresco ed una buona umidità atmosferica.
*Ruiz e Pavon
I botanici spagnoli Hipolito Ruiz (1754-1816) e Josè Pavon (1754-1840) esplorarono Perù e Cile dal 1778 al 1885, ma il vero “eroe” di quella spedizione fu il francese Joseph Dombey (1742-1794)
Il grande botanico francese Bernard de Jussieu voleva inviare il suo assistente Joseph Dombey in Perù soprattutto per studiare la pianta da cui si estreva il chinino.
Nel frattempo anche la corona spagnola stava pianificando delle spedizioni per conoscere e utilizzare le risorse naturali delle loro colonie, insieme a quella di Ruiz e Pavón, si stavano programmando spedizioni botanico-scientifiche dal Messico e Guatemala, alla Colombia (Nueva Grenada), all'Orinoco e alle Filippine.
Attraverso la diplomazia francese stimolata da Jussieu ,che oltre che essere un grande botanico era un personaggio molto influente, Dombey ebbe il permesso dal governo spagnolo di partecipare alla spedizione in Perù.
Ma Casimiro Gomez Ortega, direttore dei giardini di Madrid, che considerava la presenza di Dombey un’intrusione nei territori spagnoli ed un’attentato al diritto e all’onore spagnolo, impose a Dombey l’obblico di lasciare una copia di tutte le piante, i fogli d’erbario, disegni e descrizioni, in pratica di tutto il suo lavoro alla corona spagnola e di non pubblicare nulla sulla spedizione prima di Ruiz e Pavon inoltre la gerarchia della spedizione era Ruiz "primo botanico", Pavón "secondo botanico" e Dombey solo accompagnatore.
La spedizione partita il 28, 10, 1777 esplorò il Perù raccogliendo molto materiale, nel 1880 Ruiz e Pavon inviarono in 53 casse il loro materiale sul vascello San Pedro de Alcantara, ma la nave naufragò con il prezioso carico.
Dombey spedì le sue raccolte su El peruviano ma fuori dalle coste portoghesi El Peruviano fu catturato da una vascello da guerra inglese. Gli Inglesi organizzarono a Lisbona un'asta di tutto quello che avevano depredato sul Peruviano, e il governo spagnolo compró l'intero lotto delle piante e disegni.
Dopo aver prelevato i duplicati e gli unicata (cioè gli esemplari dei quali non esistevano copie), il materiale di Dombey fu restituito ai Francesi.
Dombey terminó per non occuparsi di questo materiale, che finí rocambolescamente a Londra, dove fu in parte descritto, contravvenendo l'accordo tra Spagna e Francia, che proibiva espressamente a quest'ultima di divulgare i risultati flogistici della spedizione prima che lo facessero i botanici spagnoli (che avevano già in progetto una grande opera, la "Flora Peruviana et Chilensis", in sette volumi e cinque supplementi).
La Flora Peruviana et Chilensis é opera esclusivamente di Ruiz e Pavón (probabilmente, quasi solo di Ruiz).
Dopo la morte di Ruiz nel 1816, la Flora Peruviana et Chilensis cessó di pubblicarsi (anche se Ruiz aveva scritto il quarto volume quasi pronto) e che Pavón poco a poco vendette gran parte del materiale che era rimasto sotto la sua custodia nella Oficina Botánica di Madrid.
Questo materiale si trova oggi disperso in vari erbari, principalmente a Ginevra, al British Museum e all'erbario di Firenze, ma in parte anche in altri erbari europei e statunitensi. Sfortunatamente, il governo spagnolo aveva posto sotto la sua custodia anche i materiali della spedizione messicana dei Sessé e Mociño, cosicché anche questa fu in parte venduta, soprattutto in Inghilterra.
Nel 1782 Dombey si recò in Cile per lo studio della botanica di quel paese, a Conception si trovò in un’epidemia di colera, Dombey si adoperò come medico e fu nominato medico capo della città fino al 1783 quando l’epidemia è passata, le autorità cilene volevano pagare Dombey per il lavoro svolto ma egli rifiutò dicendo che era già pagato dal re di Francia.
Nel 1793 si stava recando negli Stati Uniti ma fu catturato dai corsari che lo imprigionarono a Montserrand dove morì
Restrepia schizosepala
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